Liv, E. Livio Macchia, Cantante, chitarrista, arrangiatore e polistrumentista, nasce a Milano nel 1982 sotto il segno dell’acquario. Omonimo figlio di Livio Macchia, cantante dei Camaleonti, Liv .. il cantante, autore delle canzoni e fondatore degli Swami, dal 2002. Inizia verosimilmente a dimostrare la sua vena artistica dai primi mesi di vita, quando, accompagnato dalla chitarra del padre e dai cori della madre, anchegli intonato, intonava con semplici versi la nota della melodia attorno a se. Dopo aver detto le prime parole, comincia a cantare le canzoni italiane piu’ famose, compresi alcuni brani dei Camaleonti.. Il primo approccio serio con uno strumento musicale avviene all’eta’ di 5 anni, quando i genitori lo iscrissero ad un corso di piano. Duro’ poco meno di un anno. Inutili le innumerevoli chitarre presenti in casa, Liv era preso dalle percussioni e dal canto; infatti, sempre nel periodo infantile fece alcune lezioni di batteria da Tullio De Piscopo, per poi abbandonare anche questo strumento. Solo parallelamente all’inizio delle scuole elementari, imbraccia la sua vera prima chitarra classica, che per.. comincia a suonare seriamente soltanto qualche anno dopo, parallelamente all’inizio delle scuole Medie. Suo padre un giorno disse: "Gli insegnai soltanto il MI maggiore e il LA minore da quel giorno si lancioì e non ci volle molto prima che superasse il suo unico maestro, me"; e così fu per gli anni successivi, senza maestri o scuole di musica. Fin dai primi accordi e’ sempre stato maestro di se stesso. I veri maestri per lui sono stati tutti i gruppi ascoltati negli anni, dagli Shadows con tutto il beat, ai suoni mistici e rock dei Led Zeppelin ed dei Pink Floyd. Da una piccola ma grande chitarra iniziò il tutto. Dopo alcuni anni venne a sapere che quella chitarra classica fu regalata da Lucio Battisti a suo padre negli anni ’70 ed e’ bello pensare che in qualche modo quel legno abbia trasportato qualcosa dalle sue dita verso la sua anima musicale. Con l’inizio del Liceo imbraccia la chitarra elettrica. Nonostante i diversi tentativi di prendere lezioni da chitarristi come Franco Mussida, Pietro Nobile, Pete la Pietra e altri, continua a preferire la via autodidatta. Dopo pochissimo entra a far parte di diversi gruppi inizialmente come chitarrista e seconda voce, quali IFS, Robbacop, e tanti altri dove si eseguivano brani per lo piu’ cover rock, per arrivare al periodo pi.. forte "Metal", con gli Adimiron. Con tutti questi gruppi ha prodotto delle discrete demo, lasciate a prender polvere. Contemporaneamente agli studi liceali, prima scientifici e dopo artistici, la cultura musicale diventa sempre piu’ vasta e aggiornata, con particolare riferimento a quella internazionale prodotta dagli anni 50 agli anni 80. Lascia tutte le band per nutrirsi di suoni e tra concerti spazianti dalla classica a quelli rock piu’ imponenti, affina il gusto per la chitarra acustica; piu’ nel dettaglio per il fingerstile, sviluppando e dando un nome a quel genere quasi da lui creato: la chitarra Celtica, con la quale, avvalendosi delle accordature aperte, si imitano con le 6 corde della chitarra il suono di un’arpa celtica a 37 corde. Nello stesso periodo, suona come turnista solista elettrica in alcuni gruppi come i Cronic Cage, ma non trovando grandi emozioni con il genere, si abbandona completamente ai suoni acustici, progettando un duo con un’arpista. Gli anni passano e le passioni esterne alla musica si legano con la voglia di studiare; infatti finisce il Liceo Artistico per iscriversi ad Archeologia all’universita’; ma successivamente le idee cambiano, culminando cosi’ in scenografia all’Accademia di belle Arti di Brera. ""Da sempre mi sono trovato con una matita in mano e davanti un foglio bianco. Il foglio bianco .. il nemico numero 1 dell’arte. Di istinto ho sempre cercato di colmare quell’apparente vuoto con disegni, pitture, parole poi poesie e alla fine con file di pentagrammi. Riempire uno spazio bianco .. sempre stato il mio principale obbiettivo."" All’universit.. i corsi prevalentemente frequentati erano comunque a fondo umanistico o in parte manuale, prevalentemente cultura poiche’ la scenografia in se, opponeva troppe limitazioni. Successivamente coltiva un gusto per il cinema e la regia. Nel periodo di universitario, raccoglie tante poesie e testi di canzoni, scritti anni prima, per poi trovarsi a scriverne molti altri continuamente in preda alle emozioni e sensazioni provocate dal mondo circostante. Soltanto dopo poco piu’ di un anno decide di dar voce a tutto questo e il desiderio si concretizza soltanto dopo aver fondato gli Swami, un gruppo destinato ad avere lunga vita. Il progetto gli fa scoprire molti aspetti della musica a lui erano sconosciuti, come trovare i giusti componenti e la giusta produzione. Infatti si e’ imbattutto spesso in "musicisti" che vendevano talento in cambio di fumo...o come li definisce lui, "Coloro che fanno del manico del proprio strumento, luogo di olocausto delle note musicali". Nel 2006, sempre con l’altro fondatore degli Swami e grande amico Marco Mantovani, s idedica ad un progetto chiamato "Goldmine" nato tra le pareti del Moonshine, un locale di amici situato nel vortice psichedelico milanese. ""La musica e’ espressione, sentimento, poesia caricata da qualcosa di piu’ coinvolgente. Non c’e’ musica senza poesia, non c’e’ poesia senza sentimento. Questa musica, contorta quando serve, senza rancori o schieramenti. Una musica pura, fatta di note vive, ognuna con un proprio carattere da affrontare, o una storia da raccontare"". Oltre a questo progetto lavora spesso ai fini della comunità, aiutando gli amici il più possibile, con i Camaleonti, come arrangiatore per band e altri musicisti, come grafico e web designer, ha passione per la fotografia e per la regia, di tanto in tanto insegna quello che sa a chi vorrebbe imparare, solo per il piacere di farlo. ""Adoro viaggiare, è la fonte di ispirazione maestra, non ha eguali. I luoghi che si vedono, il profumo dei pini marini dopo la pioggia, legati ad un tramonto o ad un alba, sono momenti unici e irripetibili..che possiamo vivere solo restando in costante movimento. Il deserto del Sahara è il luogo dove dimorano i miei sogni e i miei più profondi pensieri...b> ""Quando disegnavo, componevo canzoni e scrivevo poesie, agivo in modo singolare: una volta fatta "l’opera", la dedicavo e la regalavo; in ogni caso la davo via, senza mai venirne a meno. Se non avessi agito cosiì ora avrei centinaia tra fogli e foglietti sparsi con altrettanti disegni e canzoni. A pensarci bene quelle erano tutte cretinate. Regalandole me ne sono privato. Forse ho arricchito qualcuno per un istante ma per conto mio dopo quell’istante, regalarle, non era poi tanto diverso dal buttuarle via. Chi puo’ saperlo ...se non me ne fossi privato forse ora non avrei creato nulla di originale; se non me ne fossi sbarazzato, non sarei mai stato libero. Con la musica posso aprire tutte le porte e chi mi ascoltera’ potra’ passare da quella che preferisce. Nessuno puo’ ricordarsi un intero racconto. Nessuno puo’ descrivere un film, una scultura, un quadro ma, finche’ ci saranno esseri umani, le canzoni e la poesia possono continuare"".  
 
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